Da Vasco Rossi al teatro. Da punto di aggregazione per i giovani, all’ascolto di musica introvabile. Breve storia di Orea Malià, da oltre 40 anni “aeroporto della comunicazione” e riferimento di stile per chi desidera diventare “star di se stesso”.
Marco Zanardi è il creativo hair stylist che ha definito, attraverso il suo mestiere, la storia del costume italiano a partire dal 1978, anno di fondazione del salone Orea Malià a Bologna e, successivamente, a Milano. Da oltre 40 anni, MarcOrea Malià – il nome d’arte con il quale è conosciuto – e il suo gruppo di creativi percorrono nuove strade alla ricerca di forme espressive che oltrepassano i confini dell’arte del semplice hairstyling, per portare la moda e le acconciature in televisione, cinema, musica, teatro, arte e cultura e nelle Factory a Milano e Bologna.
L’impronta innovativa e l’identità di rottura del brand Orea Malià hanno trasformato la tradizionale bottega artigianale del parrucchiere in “Laboratorio d’Arte”, dove non solo si tagliano e si colorano capelli, ma si sperimenta, si ricerca, si crea, secondo la ricetta ben collaudata di un “cocktail” irresistibile: buon gusto, abilità tecnico stilistica, innovazione e provocazione. All’inizio degli anni ’80, il salone di Bologna è stato un punto di riferimento e un luogo di aggregazione per giovani provenienti da tutta Italia e dal mondo: qui si ascolta musica internazionale, si proiettano film d’autore, si incontrano artisti che decorano le pareti del locale, intellettuali, musicisti, fumettisti. Tra i suoi clienti d’eccezione, il mitico “Blasco” Rossi.

Photo: Magalì Zanardi
Come nasce il suo percorso lavorativo?
Arrivo dal mondo della musica, quando molto giovane facevo zig-zag fra il mio lavoro di musicista – suonavo il basso –, la vendita di dischi a Milano alle Messaggerie Musicali e il mestiere del disc-jokey, fra i primi in Italia. Proprio attraverso la musica mi appassiono all’estetica e alla bellezza e decido di voltare pagina per fare il parrucchiere. Dopo alcune esperienze da nomi noti dell’hair styling, in una Milano grigia e satura di contestazioni, decido di trasferirmi a Bologna, dove insieme a Romano Montanari, mio mentore e grande amico, fondo Orea Malià. In pochissimo tempo il salone diventa il primo spazio in Italia dove non solo si fanno i capelli con “azzardo”, ma è anche un luogo di aggregazione per creativi. Qui si possono leggere riviste italiane e internazionali, vedere film in anteprima, ascoltare musica introvabile, vedere artisti che ne dipingono i muri, ecc. Orea Malià diventa soprattutto un luogo per incontrarsi e scambiarsi idee, grazie anche ai clienti che arrivano da ogni parte del mondo.
Arte e cultura, personaggi famosi, teatro, cinema e tv: il vostro nome non è solo associato al mondo hair&stylist. Quali sono le collaborazioni e i progetti artistici più significativi?

Nina Zilli
Per noi di Orea Malià arte e cultura sono indispensabili, significano vivere il contemporaneo con temerarietà e regalarlo ai nostri estimatori. Dal 1978 immergiamo i nostri cervelli nella madre terra fin sotto le sue viscere, ogni mezzo è valido per respirare. Siamo, credo, l’unico gruppo di parrucchieri in Italia al quale un assessorato alla Cultura di una città – Bologna – abbia dedicato la celebrazione per i suoi 20 di storia e una seconda per i suoi 40, con due grandi mostre che ne hanno raccontato la storia. Sono, inoltre, l’unico parrucchiere ad aver ricevuto uno dei riconoscimenti più importanti, la Turrita d’Argento, per aver dato alla città di Bologna un valore ineguagliabile, proprio grazie al mio mestiere. Tante sono state le occasioni che hanno dato prestigio al nostro nome: una fra tutte, il progetto “RI\Belle” nel Carcere della Dozza di Bologna, dove abbiamo realizzato un percorso di insegnamento dedicato alle detenute, che ci ha impegnato per molti mesi, fino al gran finale. Siamo usciti, infatti, con un libro e due mostre spettacolari, a Bologna nella Sala Borsa e a Napoli a Palazzo Fondi con le fotografie di Federico Guerra, che rappresentavano noi di Orea Malià insieme alle detenute al lavoro, con le loro espressioni felici e… terrorizzate.
Come è strutturato il vostro salone e quali sono i punti di forza?
Abbiamo due saloni, a Bologna e Milano. Come dicevo prima, sono luoghi unici dove si vive e si propone il meglio del futuro dell’hair styling. La giornalista Mariuccia Casadio di Vogue li ha definiti “Aeroporti della Comunicazione”. Siamo attenti all’ecologia e al rispetto del pianeta, l’azienda che ci rappresenta da sempre è Davines: loro sono cresciuti con noi e noi con loro. Con questo dna, non si può che offrire il meglio alla nostra clientela.

Facciamo un focus sul team (numero dipendenti, consulenti, commerciale, marketing) e sulle competenze necessarie per lavorare con voi.
I nostri team variano dai 12 ai 25 collaboratori per salone. Lo shop di via Marghera a Milano è stato, negli anni ‘80, il primo spazio sorprendentemente grande con ben 700 metri quadri di creatività; mentre gli altri due sono lo spazio di Bologna – nella via dove si vedono le due Torri, dove tutto è iniziato nel 1978 – e quello nella centralissima via di Porta Venezia a Milano. I consulenti siamo tutti noi in realtà, nel nostro lavoro trasferiamo tutte le esperienze tratte dai viaggi e dalla conoscenza. Ci avvaliamo, inoltre, di commercialisti esterni, mentre tutte le idee di marketing sfociano dalla nostra mente, dalla nostra creatività e dal nostro cuore ed è così anche per i social. Le competenze primarie per essere scelti a lavorare con noi sono sicuramente l’azzardo e la passione!
Cosa le chiedono di più i clienti? Riscontra differenze nell’approccio, tra donna e uomo, al mondo parrucchieri? Chi è più esigente?
Donne, uomini, bambini e anziani sono il nostro nettare. Tante persone normali escono speciali dai nostri saloni, diventando “star di loro stessi” attraverso un modo di vivere destinato a diventare di moda. I nostri clienti, sia vip sia comuni, ci scelgono per raggiungere obiettivi complicati e ineguagliabili, ma desiderano anche pettinature semplici e comode. Noi agiamo senza alcun volo pindarico e senza sotterfugi perché il nostro lavoro richiede attenzione, cura, cultura e informazione. I più esigenti siamo noi stessi: solo così possiamo ottenere il meglio.
Chiudiamo con un aneddoto o curiosità.
Una ragazza estrae da un sacchetto un capello ed esclama: «Voglio un taglio per quel capello». È stato incredibile perché non ha voluto un taglio per essere più bella e apparire al meglio. La sua richiesta ha così smosso la “linfa” che ogni parrucchiere dovrebbe avere: il meccanismo della pura fantasia e creatività. Per me è bellissimo fare questo mestiere perché si incontrano storie che diventano nostre.


