«Nonostante abbia vinto 12 Campionati Mondiali di acconciatura, la scuola e l’insegnamento sono sempre stati la mia passione».
Classe 1934, Gigi Gandini è un veterano dell’hairstyling internazionale. Con scuole professionali aperte in tutto il mondo, il Gandini Team ha esportato all’estero tecniche innovative e creatività italiana.
Come si diventa Gigi Gandini? gli chiediamo.
Il mio nome è diventato noto quando ho vinto, nel 1967, il Campionato Mondiale di Acconciatura a New York. Sono stato il primo italiano a vincere questo premio. Da quel momento, tutto il mondo ha voluto conoscere le mie tecniche. Oltre alla scuola, ho una passione per la creazione di tecniche innovative e questo aspetto della mia professionalità mi ha portato ad aprire saloni in ogni dove, persino in Argentina a Caracas e a Bangkok, in Tailandia, dove ho il salone più grande e dove sono stato premiato dalla Casa Reale.

Ho anche scuole in molti paesi e in Italia sono stato per 20 anni responsabile delle scuole professionali per parrucchieri del Trentino. L’unico posto dove non sono stato con il mio team è l’Africa. La sede però è sempre stata nella mia residenza e oggi la società è dei Gandini e di Gianni Sancassani, dopo la scomparsa della terza socia, Renata Recchia, che era la numero uno al mondo dei raccolti.
Ha parlato del suo team, come sceglie i suoi collaboratori?
Il team è davvero molto importante per me. Sono tutti ragazzi molto preparati. La professionalità è fondamentale. Chi lavora con me deve avere la costanza di voler apprendere le nostre tecniche e quindi deve seguire alcune regole, imparare come presentare la propria creazione e anche come fare le pubbliche relazioni perché le nostre sono tecniche completamente rivoluzionarie e per questo vanno spiegate ed illustrate.
Quindi è molto importante la formazione.
Certo, i miei collaboratori frequentano corsi e spesso facciamo degli incontri su determinate tematiche, ad esempio la colorazione o le tendenze. Fondamentale è però, come dicevo, l’apprendimento delle tecniche che ci contraddistinguono. Ad esempio, per le nostre acconciature con capelli raccolti, noi non adoperiamo delle mollette, come si fa di solito. Adoperiamo altri strumenti che le aziende hanno sviluppato con la nostra consulenza. Pur avendo vinto 12 Campionati Mondiali di Acconciatura, la scuola e l’insegnamento sono rimasti la mia passione.
Come vede il futuro dell’hair style?
Direi che, passato questo periodo particolare, dopo il Covid e con la guerra in Ucraina ancora in corso, non potrà che esserci un rifiorire del settore. Per quanto riguarda le tendenze, mentre fino a pochi anni fa prevaleva lo stile anglosassone, molto focalizzato sulla parte tecnica, da tre o quattro anni sta prendendo piede lo stile latino, che è più attento alla bellezza e che si traduce in capelli con maggiore movimento, rispetto al liscio, prediletto dallo stile inglese. Di conseguenza, si dovrà dare più supporto ai capelli, con un’arricciatura, quasi un ritorno alla permanente ma con più innovazione.
Quale consiglio darebbe a chi inizia adesso a fare questo lavoro?
Di approfondire le tecniche ed apprenderne di nuove e ancora, di imparare ad avere il giusto rapporto con la cliente. Io dico che facciamo il lavoro più bello del mondo perché le clienti che vengono da noi, con i loro problemi e i loro pensieri, escono dal salone sempre con un sorriso e più belle. Per crescere però bisogna essere innanzitutto innamorati di questo lavoro e poi essere pronti a cambiare. Il nostro è un lavoro del settore moda e deve evolversi con la stessa velocità, bisogna essere sempre aggiornati. Io continuo a girare il mondo per questo.
Con tanti saloni e l’attività strettamente di coiffeur affiancata a quella di formatore e consulente, chi cura il marketing e la comunicazione della sua azienda?
Il mio motto è “insieme si cresce, da soli si scompare”. Sicuramente sono sempre in prima linea ma mi avvalgo del mio team e poi ho sempre curato molto le PR. Usciamo ogni anno con due collezioni nuove e inviamo materiale informativo a 60 riviste nel mondo, che ci sono valse 400 copertine. Inoltre il lavoro da consulente per aziende internazionali ha sicuramente contribuito a far crescere e apprezzare il mio nome.
Gli italiani dettano legge, in quanto a stile, anche in questo settore?
Siamo tenuti in grande considerazione perché curiamo l’eleganza e la bellezza a cui diamo il supporto di una tecnica eccellente.






